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Gli ‘ineludibili doveri morali’ di Pietro Grasso

2 apr

Il Foglio

Caro direttore,

Deve essere stato un altro ‘ineludibile dovere morale’ a indurre Pietro Grasso a rilasciare quell’intervista a Repubblica. Non deve essere facile condurre una vita affastellata di ‘ineludibili doveri morali’. A meno che non coincidano spesso con i tuoi interessi, allora puoi dirti un uomo fortunato. A Grasso non manca la fortuna. Ricordo quel discorso illuminante con cui Grasso in Aula spiegava che era giusto infischiarsene del parere della maggioranza dei senatori pur di costituirsi parte civile nel processo sulla presunta compravendita dei senatori ad opera di B. Sono accuse ‘impressionanti’, disse, sono indicate persino le date, e così si espresse nel merito del lavoro svolto dai suoi ex colleghi pm. Quella di costituirsi presso il tribunale partenopeo fu una scelta affatto demagogica, ma grondante di elevata moralità. Del resto, Grasso è un ex pm, si è occupato di antimafia e in quella veste lodò i risultati del governo B (che, dicono le malelingue, lo aveva ‘agevolato’ nella corsa a procuratore nazionale antimafia, Caselli soccombente). Adesso, facendo sponda a Bersani che lo ha voluto in cima al Senato, Grasso, contro ogni interesse personale, rilascia l’intervista non da ‘ultimo dei mohicani’, ma da ultimo dei mandarini. Di fronte a cotale sforzo come si può non dirsi renziani? Semplicemente non si può. La società civile, di cui Grasso e Boldrini sono esimi esponenti, prevede il diritto di ‘esternare’ su tutto, bando alle ciance della terzietà istituzionale. E se Boldrini si esercita su satira tv e concorsi di bellezza, Grasso lancia la controriforma del Senato, una traccia di mozione anti Renzi per una delle prossime direzioni Pd. Com’è ‘agréable’ intervenire a gamba tesa sull’azione di governo restando comodamente appollaiati sullo scranno della seconda carica dello stato… Ce ne voleva a farci rimpiangere i Casini e gli Schifani. Ci sono riusciti.

Intervista a Il Tempo: La donna e’ anche Dioniso. No a tv pedagogo

26 mar

L’idea della Chirico: «La prostituzione è scelta di libertà»

La giornalista replica a Paola Ferrari: «La televisione non deve educare. Uno scandalo le donne seminude? No»

«La prostituzione come scelta di libertà», è un titolo ardito per una tesi di dottorato ma è il tema che ha scelto la giornalista Annalisa Chirico per la propria. «Da diverso tempo – dice in questa intervista al nostro giornale – sto lavorando alla mia tesi per il dottorato alla Luiss ‘di Roma, relatore Sebastiano Maffettone. Io alla Luiss sono cultrice di studi di genere, seguo una professoressa, Ingrid Di Salvatore, e faccio le domande agli esami agli studenti ed alle studentesse». La domanda più frequente – ci spiega la Chirico – «che pongo riguarda il femminismo di prima ondata ed il femminismo di seconda, io sono una fan di quello della prima ondata».

Il suo ragionamento sul femminismo e la libertà di prostituirsi tocca in pieno il dibattito sollevato su Il Tempo dalla giornalista e conduttrice tv Paola Ferrari sul buonismo in tv e sul tema delle libertà delle donne. «È che veniamo – ha detto la Ferrari – da una sottocultura che ci dice che fare la prostituta è da giuste. Attenzione a non confondere la donna che ha lottato per essere emancipata, sul lavoro, per ricoprire ruoli di responsabilità, con la prostituta che sceglie di vendersi per fare carriera. È l’ora di finirla con il buonismo!».

Chirico, donna che sceglie di fare la prostituta, è emancipata?

«Se l’emancipazione è intesa come autoaffermazione e non castigazione, bene allora dobbiamo riconoscere la libertà di una donna di usare il proprio corpo per i propri fini. Per troppo tempo si è affermato ed è prevalsa l’idea che prostituirsi sia un male in quanto tale. Se la prostituzione è volontaria allora è una scelta che va rispettata e non ha nulla a che vedere con lo sfruttamento che è un crimine e va perseguito».

Ma così rischia di far arrabbiare le donne.

«Guardi, da una parte ci sono le veterofemministe, le frange di sinistra di questo femminismo bacchettone, che guardano a Riad, poi ci sono i gruppi integralisti religiosi e la destra conservatrice del dio, patria e famiglia. Si ritrovano assieme nel portar avanti questa idea che io non condivido perché significa incollare addosso alla donna, l’immagine stereotipo della madre – moglie – angelo del focolare. Ma la donna non è solo Apollo ma è anche Dioniso ed ha un ventre e dei desideri».

Quindi secondo lei ha anche la libertà di fare la puttana?

«Incollare questo stereotipo angelicato non va. La vera emancipazione consiste nell’avere il pieno riconoscimento anche della donna che sceglie di prostituirsi liberamente, altrimenti torniamo indietro. E non si rende per niente un servizio alle donne. Se diciamo che una donna è in grado di dire no ad un rapporto sessuale dobbiamo ammettere che possa dire pure si. Perché allora una donna non potrebbe scegliere liberamente di prostituirsi?».

E del buonismo in tv cosa ne pensa?

«Io credo che il buonismo in tv sia Fabio Fazio. A parte questo, il buonismo in tv lo trovo insopportabile ma c’è. Io non credo che la tv debba educare. La televisione non deve educare al ruolo della donna, non ha funzione pedagogica. La tv deve rappresentare la realtà per ciò che è. Rimango sconvolta quando sento che qualcuno dice che è grave che ci siano donne seminude sul piccolo schermo. La funzione pedagogica della tv appartiene al modello della vecchia Unione sovietica stalinista. In Italia purtroppo questa visione è diffusa perché noi siamo un paese paternalista. Abbiamo una visione paternalista del mondo. E ne paghiamo le conseguenze. La tv invece andrebbe guardata come un oggetto di divertimento e di intrattenimento. E basta».

Massimiliano Lenzi

Ortodossia grillina, paternita’ fascista e babydoll

5 feb

Il Foglio

Caro direttore,

Sento il dovere di far sapere urbi et orbi che ho un padre socialista craxiano. Irriducibilmente craxiano. E non me ne vergogno. Non proverei vergogna neanche se fosse fascista, a dire il vero. Invece il grillino Di Battista, che al cospetto della Bignardi si è detto pronto alla corsa alla premiership (con argomenti a dir poco incerti, sia detto), non ha gradito la domanda sul padre. (continua…)

Dell’assessore e della liberta’ contrattuale – Il Foglio

21 dic

Il Foglio

Caro direttore,
Da una prodigiosa fuga di notizie relativa ad un interrogatorio secretato abbiamo appreso del sesso contrattualizzato tra quell’assessore regionale e la sua ‘avvenente’ segretaria. Questione priva di rilevanza penale ma ricca di pruriginosa mediaticità. D’acchito una prima considerazione e’ che i politici non sono tutti uguali. Meglio un marpione che allunga le mani appena ti volti oppure un uomo che ti desidera e ti offre una Magna Carta dei diritti e dei doveri? Senza esitazione, meglio il secondo. (continua…)

Il Caso Pollari e il manicomio Italia

9 dic

Dal Foglio, 7 dicembre 2013

Che bizzarro Paese. La Consulta fa le leggi elettorali, il Tar governa la sanità e il Capo dello Stato risulta eletto da un Parlamento sul quale aleggia il velo dell’incostituzionalità. Per fortuna siamo italiani e sappiamo non farcene un cruccio.
Ieri si è perfezionato un ulteriore tassello dell’impazzimento nazionale: il gup di Milano ha condannato a 6 anni di carcere l’egiziano Abu Omar per associazione per delinquere con finalità di terrorismo internazionale. L’uomo assurge agli onori della cronaca nel 2003 quando la Cia lo trasferisce coattivamente da Milano in Egitto, Paese nel quale tuttora egli risiede da uomo libero. L’imam diventa ben presto l’eroina dei “paladini dei diritti umani”, degli antiamericani e degli antiberlusconiani militanti. Su Repubblica si inneggia ad una “nuova stagione per i diritti umani” e si crocifigge l’allora capo del Sismi, Nicolò Pollari, “l’uomo che si credeva intoccabile”. Nel frattempo in un tribunale di Milano, al termine di un’annosa vicenda legale e a dispetto del precedente proscioglimento, si arriva al processo d’appello bis e alla supercondanna nei confronti dei vertici dei servizi italiani. Gli ”yankees” sono pure condannati ma hanno lasciato l’Italia per tempo. (continua…)

A Piazza Pulita sul ‘pornoprocesso’

28 nov

I 343 salauds francesi difendono le donne piu’ delle paleofemministe

20 nov

Ecco il manifesto appello dei ’343 salauds‘ francesi (maiali o, piu’ eufemisticamente, mascalzoni) che rivendicano la propria liberta’ di andare a puttane e la liberta’ delle puttane di prostituirsi senza essere per questo criminalizzate. L’iniziativa nasce dal progetto di legge socialista che mira a punire il cliente con multe fino a tremila euro e che arrivera’ in Parlamento il 25 novembre.

Continua qui  http://blog.panorama.it/politicamentescorretta/2013/11/20/touche-pas-a-ma-pute-i-maschi-difendono-la-liberta-puttanesca/